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Claudio Strinati Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma
Ana Maria Laurent è una pittrice che ha una forza e una irruenza sorprendenti, scaturite dalla sua felice attitudine, sempre dimostrata, a saper contemperare gli impulsi entusiastici della giovinezza con la sapiente organizzazione formale conseguita da una meditata maturazione.
Ha già esposto in molte occasioni e ha dimostrato una personalità organica e consequenziale, sia dal punto di vista della stesura sia da quello dei contenuti ed oggi presenta un significativo insieme di opere nuove che sono in assoluta coerenza con quanto ha fatto fino a oggi.
Tra le tecniche predilette lo smalto, dato che lo avverte come mezzo privilegiato per portare il colore a quella intensità forte e nitida cui costantemente aspira. Sul piano della rappresentazione trae spunti notevoli dalla sua storia personale. E' nata e si è formata in Argentina, è poi profondamente legata alla cultura iberica, pur sentendosi oggi pienamente italiana, per cui vive il suo rapporto col mondo attraverso il filtro della potente fisicità del mondo spagnolo-argentino che si cala in immagini emblematiche come quella del Toro o quella del Tango. Certo la rappresentazione di un ballo e di un animale non possono svolgersi con criteri analoghi, ma l'animo dell'artista è lo stesso ed è l'animo di chi cerca nell'arte un avvicinamento deciso e appassionato con i fatti e gli oggetti del suo amore profondo.
La Laurent, insomma, va letteralmente incontro alle sue immagini come se le venissero scagliate addosso e lei le fermasse un attimo prima dell'impatto violento su di sé. Ma questa violenza resta latente e c'è nelle sue opere un'evidente sovrapposizione di chiarezza e marasma, accentuata dalla peculiare stesura dell'artista nel mettere insieme modalità apparentemente inconciliabili, come la esattezza del segno e la colata informale di colore che appena sbozza le forme pur volendo definire.
E' forse l'esito più bello di una emotività da cui l'autrice non si fa travolgere ma che le serve come filo conduttore della sua espressione.
C'è naturalmente in lei una cura particolare dell'universo femminile sia quando lo rappresenta sia quando ne rappresenta le reazioni di fronte al mondo circostante. E' la sua, in qualche modo, una pittura al femminile ma tutt'altro che dolce e remissiva. Anzi la pittura della Laurent è un buon antidoto per eliminare tanti luoghi comuni che, nell'immaginazione generale, sono ancora tanto radicati.
In tal senso si può ben dire come la pittura della Laurent sia contro i luoghi comuni e sarà tanto più ammirata da chi sappia veramente apprezzare le differenze tra uomo e donna senza farne una ideologia o una gabbia, ma uno strumento di vera conoscenza e di vera comprensione di una realtà che è di cristallina chiarezza ma sovente non si vede nettamente perché si può vedere meglio solo con gli occhi dell'arte.
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